Origini della chiesa di Santa Caterina in Galatina


Padre Teodoro Resta.

Non sono pochi gli scrittori che, specialmente in questi ultimi due secoli, si sono occupati della chiesa di S. Caterina, sia pure con intendimenti e risultati diversi. Pare tuttavia che le notizie relative alla sua origine sono state tramandate da un autore all'altro senza una vera documentazione critica: ordinariamente la data della fondazione è stata stabilita sull'autorità del cronista francescano Padre Bonaventura da Lama e dello scrittore locale Papadia Baldassarre, i quali a loro volta si sono certamente serviti di alcune Bolle pontificie di non facile interpretazione. In verità non è mancato chi, in seguito ad attente riflessioni sui pochi documenti pervenutici e a diligenti osservazioni condotte sulle strutture del tempio, ha proposto una datazione diversa; ma ogni ipotesi avanzata in merito è stata poi ignorata o decisamente scartata con fragili argomentazioni. Personalmente non sono molto convinto delle affermazioni del Da Lama e di quanto ha ripetuto lo stesso Papadia.

Quest'ultimo asserisce di aver consultato con diligenza l'archivio conventuale di S. Caterina e quello di Monte Oliveto, a Napoli, dove erano stati trasportati molti documenti originali o in copia del monastero di S. Caterina Novella (oggi Parrocchia S. Biagio) riguardanti, almeno in parte, la nostra chiesa. In sostanza, però, non fa altro che accogliere quanto settanta anni prima aveva scritto il cronista francescano. Ora, se pensiamo che questi due autori nonostante la loro vasta cultura hanno detto cose errate sulla paternità degli affreschi - il Da Lama li attribuisce con estrema disinvoltura a Giotto in persona e il Papadia li assegna in blocco a Francesco d'Arezzo solo perché accanto al quadro votivo di S. Antonio abate si legge " Franciscus de Arecio fecit anno 1432 " - allora ci si rende conto che anche le loro affermazioni sulla data di costruzione della chiesa hanno bisogno di una verifica. E' quanto mi propongo di fare con questo mio modesto intervento che non ha lo scopo, sia ben chiaro, di risolvere ma unicamente di suscitare il problema. Esporrò i miei dubbi sulla versione tradizionale e cercherò di valutare le ipotesi di chi ha attribuito a Raimondello Del Balzo solo la ricostruzione della basilica.

Versione Tradizionale


Nel secolo XIV la maggior parte del Galatinesi parlava la lingua greca ed era perciò naturale che i riti sacri si celebrassero secondo il rito greco; esisteva tuttavia una minoranza di latini che non riusciva a capire il senso delle preghiere. Il signore del luogo Orsini Del Balzo Raimondo (detto più comunemente Raimondello), intendendo seguire nella propria lingua - quella latina - la sacra liturgia e dare ai sudditi la stessa possibilità, d'accordo con il Papa Urbano VI fece edificare la chiesa di S. Caterina ove si desse impulso ai riti latini. Vi aggiunse l'attiguo ospedale (oggi Palazzo di Città) per accogliere gratuitamente gli infermi poveri di Galatina e dei paesi vicini; eresse infine un convento per i francescani ai quali fu conferito, insieme con la cappellania dell'ospedale, l'incarico di officiare in latino nel tempio cateriniano e di diffondere la latinità nei vicini paesi d'Oriente. Per questo motivo ai francescani di Puglia, invitati in un primo momento, vennero preferiti i Minori Osservanti che erano impegnati nella Missione della Bosnia. I documenti da cui gli storici hanno attinto queste notizie sono le due Bolle Piis votis e Sacrae vestrae spedite da Urbano VI, rispettivamente, a Raimondello e al Ministro provinciale dei Frati Minori, e l'altra Bolla Pia vota concessa da Bonifacio IX al Vicario degli Osservanti Bosnesi. Ma su tali documenti torneremo in seguito.

Opinione del Culto


L'esame stilistico del monumento suggerisce al Cutolo l'ipotesi che l'edificio possa con ragione essere datato nella metà del secolo XIII. " A chi guardi la Chiesa nella sua costruzione architettonica - egli scrive - essa apparirà come un edificio romanico pugliese del periodo più maturo. Il portale maggiore e la decorazione frontale sono elementi sicuri della costruzione romanica. L'interno non fa che confermare l'impressione che desta l'esterno, con i pilastri a fasce, con le volte a crociera in cui gli archi ogivali con lieve sovrassesto sono l'espressione, in questa chiesa, di quell'ogiva sicula di origine araba che per opera dei conquistatori normanni fu dalla Sicilia trasportata in Puglia. Come pure di evidente origine sicula è il tiburio poligonale che qualcuno, tratto in inganno dalla decorazione del tetto, volle attribuire alla metà del secolo XV e alla pietà di Giovanni Antonio Del Balzo Orsini ". Dopo aver esposto il suo pensiero, lo scrittore napoletano passa a combattere le affermazioni dei diversi autori che vogliono fondata la chiesa tra il 1384 e il 1391. " Il Papadia e quanti a lui attinsero - egli continua - confondono la data della fondazione della chiesa con quella del convento che, fuor di dubbio, è opera di Raimondo Del Balzo Orsini. Cosimo De Giorgi, nel suo lavoretto La Chiesa di S. Caterina in Galatina e la torre quadra di Soleto, affermando con vigore una tale tesi, cita a conforto due bolle, l'una di Urbano VI, l'altra di Bonifacio IX; ma anche in esse si confusero la fondazione del convento e i lavori di restauro della chiesa, e si scrisse il verbo fundari per l'un edificio e per l'altro ". Come si vede, l'opinione del Cutolo è basata sulla rassomiglianza di S. Caterina con altre chiese romaniche pugliesi dei secoli XI e XII. In realtà, l'impostazione del protiro segue i modelli diffusi in terra di Bari; il portale si ricollega con esperienze precipue in provincia di Lecce (si pensi, per esempio, al portale di S. Maria a Cerrate presso Squinzano e all'altro dei SS. Nicolò e Cataldo in Lecce); i pilastri con fasci di semicolonne addossate alle pareti sono identici a quelli dell'antica chiesa di S. Nicola di Càsole presso Otranto. Anche i capitelli, nella scelta dei soggetti floreali e mitologici, ricalcano il repertorio dello stile romanico e, come in altri edifici della regione, mostrano persistenti reminiscenze bizantine nelle palme erette o a girali, nelle volute ad " esse ", nei rilievi chiaroscurali. Penso tuttavia che il solo richiamo stilistico tra due monumenti non basti a provare che essi abbiano avuto origine nello stesso secolo: potranno essere contemporanei come pensiero, non necessariamente come data. Del resto, se nella nostra chiesa la linea architettonica è sempre legata alla grande arte romanica pur tra espressioni di sensibilità goticheggiante, l'impianto a cinque navate differenzia notevolmente S. Caterina da tutti gli edifici sacri della regione e ne rende difficile un vero confronto. Riguardo, poi, al tiburio o abside ottagonale non ci sono dubbi: le conclusioni del Cutolo sono errate, perché in ogni lato esterno della costruzione si vedono murati gli stemmi di Giovanni Antonio Orsini e della moglie Anna Colonna, il che sta a dimostrare che tale ampliamento fu eseguito per commissione di questi principi e durante la loro signoria, cioè tra il 1417 e il 1463.E' vero che l'abside cateriniana rivela alcune " tendenze arabo-siciliane ", ma essa contiene pure affinità più strette e specifiche con modelli di architettura quattrocentesca del continente, ad esempio col palazzo Petrucci di Napoli nato per la famiglia Del Balzo e con il tempietto di S. Giacomo di Vicovaro costruito dai Del Balzo-Tagliacozzo. L'analogia con tali edifici si sostanzia nell'impostazione del tamburo a otto facce con finestre e riguarda vari altri elementi che, se sono propri di un'architettura arabo-siciliana trasportata in Italia dai Normanni, furono poi adottati dagli Angioini con innesto di moduli francesi. Infatti le colonne radiali che scandiscono l'abside, i finestroni strombati sostenuti all'esterno da mensole con archetti ciechi, l'arco di tali finestroni inquadrato in una cornice rettangolare ripiegata con un sistema detto " a giogo " e la copertura piramidale fatta a scale a " ad modum franciae " mostrano con evidenza l'arte angioina-durazzesca che vede gli accenti gotici stemperati in un classicismo quasi rinascimentale. La stessa decorazione della cupola, ov'è dipinto lo stemma Chiaromonte-Aragona (proprio di Isabella Chiaromonte, nipote di G. Antonio Orsini e sposa, fin dal 1444, del re Ferrante d'Aragona) , ci obbliga a ritenere l'abside ottagonale posteriore a tutto il resto della chiesa e databile intorno alla metà del quattrocento. Certo, l'ipotesi del Cutolo rimane sempre affettante se riferita alla sola parte romanica dell'edificio e, qualora fosse provata con solidi argomenti, sarebbe di aiuto per affrontare la difficile questione dei diversi strati di affreschi che si notano sulle pareti della nostra chiesa. Allo stato attuale non ci sono documenti sicuri per collocare nel duecento S. Caterina, né i pochi affreschi di primo strato ricavati dal retrospetto della facciata sono stati fatti oggetto di studio da parte di competenti perché se ne possa stabilire l'epoca di esecuzione. In favore dello scrittore napoletano si potrebbe invocare l'unica testimonianza dell'artigiano locale Pietro Guerrazzi che, invitato nel 1949 a rinnovare gli antichi portoni laterali, avrebbe letto su di essi la data MCCLXXX (1280); ma i vecchi infissi vennero distrutti e oggi rimane impossibile verificare una testimonianza che sarebbe veramente preziosa ai fini della nostra ricerca.