BREVE STORIA DEI RESTAURI DELLA BASILICA


Nella sua storia la Basilica ha subito numerosi restauri.

I primi interventi sugli affreschi di cui si ha notizia risalgono alla fine del XVIII secolo e riguardarono la volta della III campata, le cosiddette “Schiere angeliche”: ad opera di un pittore locale si riproposero e si completarono le parti mancanti. Alla fine del XIX secolo si intervenne sulla quarta campata (Ciclo della vita di S.Caterina), operando dannose stuccature sulla volte e l’apertrura di una finestra che comportò la perdita di una parte della scena del Matrimonio mistico di S.Caterina. Un intervento più massiccio si ebbe negli anni ’70 del secolo scorso. Dopo il risanamento architettonico per eliminare l’umidità presente nelle murature tramite il cosiddetto “taglio Massari”, si procedette al restauro dell’intero ciclo pittorico, secondo una filosofia ed una metodologia, in auge in quegli anni, rigidamente filologica, per la quale assolutamente nulla doveva aggiungersi a quanto il tempo e la storia ci avessero consegnato, con il risultato di lasciare tagli profondi tra le diverse parti – i cosiddetti “lacertini” - che nelle intenzioni avrebbero dovuto consentire la lettura storica dell’opera, ma che in realtà ne impedivano la lettura visiva, frammentando e stravolgendo il rapporto con la spazialità complessiva e l’equilibrio simbiotico tra pittura, scultura e architettura. Nel 2000 ebbe inizio l’ultima campagna di restauri, in una situazione di fatto degli affreschi in più punti compromessa. La finalità ultima di quel primo lotto di interventi, completato tra il 2005 e il 2006, fu quella di restituire il significato più profondo di questo gioiello dell’arte gotica italiana, consentendo al visitatore una fruizione il più possibile simile a quella voluta dagli autori/ispiratori/committenti ed un’esperienza emozionale e intellettuale.
Gli obiettivi principali erano l’eliminazione delle cause di degrado tramite l’intervento sull’apparato murario; la ricomposizione della lettura pittorica e la restituzione della spazialità architettonica attraverso la pulitura delle superfici pittoriche, la rimozione meccanica delle zone di rifacimento, il consolidamento degli intonaci, delle crepe e delle lesioni, il consolidamento e il fissaggio della pellicola pittorica, la stuccatura eseguita con materiali e tecniche diverse ed infine piccoli interventi di reintegrazione pittorica per ricreare l’equilibrio tra le cromie originarie e le zone con perdita del testo pittorico. In quella stessa campagna di lavori fu inoltre restaurato il tondo a vetri colorati recante lo stemma degli Orsini-D’Enghien, posto al centro del rosone della facciata, ora sistemato nell’attiguo Museo, mentre in facciata ne fu apposta una copia. In quell’occasione furono restaurate anche altre parti del complesso cateriniano che, per la loro importanza o per il loro cattivo stato di conservazione, necessitavano di un vasto e organico intervento: la Cappella di S. Francesco, la Sagrestia con i suoi affreschi e dipinti murali della volta, l’affresco della “Madonna della mela” e l’Armadio-reliquiario. Fu restaurato l’ambiente del Refettorio, in pessimo stato di conservazione a causa dell’uso improprio che ne era stato fatto, nel quale fu poi allestito il Museo che custodisce le opere del Tesoro orsiniano. Anche il Chiostro fu restaurato attraverso operazioni di consolidamento degli intonaci, di pulitura, stuccatura e integrazione cromatica dei dipinti. Per finire procedette al restauro delle cortine murarie del campanile. Nel 2012 fu effettuato il restauro e consolidamento del coro ligneo orsiniano, uno dei più antichi cori lignei dell’Italia meridionale il cui merito è l’aver sottratto al degrado dovuto allo smembramento e alla incongrua collocazione di un’opera d’arte di cui ormai non si conosceva neppure quasi l’esistenza, ma che oggi è giustamente tornato ad occupare la scena artistica, con la sua nuova collocazione all’interno del Museo orsiniano. Il secondo lotto di interventi, effettuati tra il 2016 e il 2019, ha interessato le opere della copertura delle navate laterali, la facciata principale, le due facciate laterali, il retroprospetto, i portali e il rosone. Sono state effettuate, in particolare, opere di miglioramento e adeguamento contro l’umidità di risalita, il restauro delle facciate lapidee e intonacate, i lavori in copertura. Lungo l’intero perimetro esterno delle facciate e lungo il basamento dell’ex refettorio si riscontrava una consistente umidità di risalita per capillarità dall’intonaco, occluso dallo sbarramento del sistema “Massari” eseguito dalla Soprintendenza nel 1972. Ad accentuare il degrado vi era anche il dilavamento sulle murature e lo scorrimento delle acque piovane lungo la viabilità prospiciente, con rigonfiamenti e cadute degli intonaci in varie zone. Sono stati pertanto demoliti gli intonaci ammalorati e imbibiti, ed è stato realizzato un nuovo strato di intonaco premiscelato per umidità di risalita capillare eseguito con ciclo deumidificante in più fasi su rinzaffo antisale e finitura a intonachino. Per rimuovere l’azione degradativa del taglio “Massari” si è provveduto alla formazione di un giunto mediante rimozione di una fascia di intonaco esistente sotto cui insiste il taglio “Massari” e successivo ripristino dell’intonaco con malta con le stesse caratteristiche dell’esistente, evidenziando il distacco in prossimità della lastra in vetro resina inserita nel 1972 mediante listello di ottone. Lungo le facciate intonacate i fenomeni di degrado erano patine biologiche, efflorescenze, fenomeni di umidità di risalita e capillarità, patine biologiche, intonaci ammalorati e presenza di pellicole, nonché diverse mancanze di elementi modanati lapidei. Le facciate in tufo a vista presentavano depositi superficiali di polvere e sostanze organiche, incrostazioni date dal vasto ciclo umido, mentre sulle opere modanate erano presenti croste nere; il tutto creava una pellicola aderente al supporto murario che dava una percezione di “sporco”, da non confondere con la patina propria data dall’ossidazione del tufo. Gli interventi hanno riguardato: la pulitura degli intonaci in cocciopesto; la stuccatura delle parti fessurate; la pulitura dei paramenti lapidei lisci; la disinfestazione in presenza di colonizzazione biologica; la pulitura dei paramenti lapidei modanati; il consolidamento delle superfici lapidee degradate; l’integrazione di materiale lapideo modanato; la stilatura dei giunti e la protezione finale con idrorepellente; il consolidamento degli intonaci; la ripresa dei conci mancanti nelle cornici, toro marcapiano e archetti, con l’inserimento di conci in pietra leccese lavorati e ornati come gli esistenti; la scarnitura, stuccatura e sigillatura dei giunti del paramento murario liscio; la risarcitura di piccole lesioni; la velatura dei paramenti lapidei lisci. Per quanto riguarda la copertura, la navata centrale era già stata revisionata nell’ultimo intervento del 2002, con evidente beneficio per gli affreschi delle volte, mentre sulle due navate laterali ciò purtroppo all’epoca non fu fatto; con l’ultimo lotto si è provveduto all’integrazione delle coperture delle navate laterali con nuovo pacchetto coibente e nuovo strato di rivestimento in rame capace di connotare con un nuovo linguaggio contemporaneo l’intervento. L’integrazione del manto esistente si è reso necessario perché la lamiera metallica, realizzata dalla Soprintendenza nel 1972, generava il surriscaldamento delle lastre di rivestimento alterando il microclima interno, con forti fenomeni di condensa e degrado per gli affreschi. E’ stato pertanto apposto un nuovo strato coibente e una finitura leggera in rame che isolasse meglio la copertura in lastre. Oggi i restauri possono dirsi completati e il visitatore può finalmente intraprendere un vero e proprio emozionante viaggio nel tempo. Si ringrazia l’Arcivescovo di Otranto Mons. Donato Negro, l’Arch. Fernando Russo (direttore dei lavori), l’arch. Riccardo Russo (Rup), Margherita Russo (Restauri); la ditta Nicolì, la CEI (Otto per mille per la Chiesa Cattolica), Otto per mille dello Stato, la Regione Puglia, il parroco Fra Rocco Emanuele Cagnazzo e i fedeli che hanno contribuito affinchè tutto potesse essere realizzato.