Stile


Lo stile della Basilica orsiniana, una delle chiese più caratteristiche dell’Italia meridionale, sia per la sua architettura e sia per i suoi affreschi, è costituito da una rara commistione di diversi elementi dello stile Romanico e del Gotico, i quali, senza mai alterarsi in una completa fusione, sono sempre strettamente collegati e connessi insieme: è il romanico pugliese, che trae la sua origine dal Romanico, con un qualche influsso bizantino, senza mai dimenticare la contemporanea presenza del Gotico, con influssi e ascendenze normanni.

Le più antiche chiese romaniche avevano il quadripòrtico, ridotto poi al nartèce ed in fine al pròtiro. I muri, pertanto, molto spessi non vengono indeboliti da troppe aperture e rare e molto strombate sono le finestre. Le colonne sono sostituite dai pilastri. La volta può essere a botte, a crociera, a vele; e, raramente, in qualcuna più primitiva, a lacunari. La facciata, infine, può essere monocuspidata, con spioventi laterali, oppure tricuspidata, con quella centrale molto più elevata delle laterali.

La Facciata


La facciata, dalla linea di un purissimo romanico, è tricuspide con tre portali splendidamente ornati da intagli in pietra leccese, in doppia fascia su quelli laterali e su tripla fascia su quello centrale. La cuspide centrale sovrasta di molto quelle laterali. Al fastigio, sotto il cornicione, essa è ornata con archetti rampanti ciechi a tutto sesto trilobati. Lo stesso motivo decorativo adorna anche le cuspidi minori e ricorre sulle pareti superiori della navata maggiore e sulla parete della navata minore di destra. Su quella di sinistra esso è scomparso a motivo della nuova costruzione seicentesca del convento addossato alla chiesa. Il portale principale ha un pròtiro, ridotto ora a due colonne che poggiano su due leoni stilofori e sorreggono due aquile. In origine il pròtiro si componeva di quattro colonne e il sagrato, con un declivio da uno a cinque gradini davanti alla chiesa, era delimitato da quattro esili tronconi di colonne marmoree che, avanzi del primitivo convento, erano state poste a uguale distanza tra loro a due metri dalla facciata (come si può vedere nell’opera di P.Cavoti). Sull’architrave del portone centrale, il bassorilievo di Gesù assiso tra i dodici Apostoli richiama la decorazione dei sarcofagi romani del IV secolo.

La facciata centrale è divisa orizzontalmente in due sezioni poste su piani differenti: la superiore rientrante e la inferiore sporgente. La sezione superiore, ornata con archetti rampanti, ha tre acroteri: una croce al centro, San Francesco d’Assisi, a destra, e San Paolo Apostolo, a sinistra. Al centro il magnifico rosone che illumina l’interno. Anche questo è contornato da due fasce riccamente intagliate e sormontato da un mezzo architrave aggettante di pietra finemente intagliata. Dodici esili colonnine, a guisa di raggiera, partendo dall’esterno si fermano intorno ad un cerchio più piccolo che racchiude l’arma dei Del Balzo, a vetri colorati legati in piombo. Le cuspidi minori, un po’ rientranti, sono ornate come la maggiore, con archetti rampanti, ed hanno due grandi occhi ciascuna: i maggiori, verso l’esterno, ed i minori, dalla parte interna, collocati in asse con i portali laterali.

Seguendo l’esame esterno dell’edifico, dopo le tante caratteristiche che ci riportano al romanico, ecco alla fine la ‘testa’ della grande nave, una grande edicola di forma ottagonale che ne costituisce l’abside, in uno stile dalla purissima linea del gotico-pugliese. Quest’ultima campata, o coro, viene aggiunta al restante corpo della Basilica da Giovanni Antonio Orsini del Balzo, intorno al 1460. Questa parte che doveva servire al grande edificio "quasi di lanterna per renderlo luminoso" si differenzia molto anche architettonicamente dal restante corpo di fabbrica. E’ costruita su una base di forma ottagonale, con sette grandi finestre a strombo interno ed esterno, cinque delle quali sono aperte e due murate. Fasci di colonne polìstili, polianulari suddividono il perimetro interno in otto lati. Le grandi luci delle finestre (m. 7 di altezza) si aprono sui muri perimetrali, divisi dalle colonne, e poggiano su mensole con fregi a piccoli archi. Lo stesso motivo ornamentale degli archetti trilobati è ripetuto al vertice. La cupola esterna è nascosta da una balaustra traforata cuspidale, conservata in parte; e la sua copertura è a scalea. Sempre all’esterno le grandi finestre sono sormontate dalle armi delle famiglie: del Balzo, Orsini, d’Enghien, Colonna e Clermont, inquartate.

Interno


L’interno della Basilica, di grandi proporzioni e “maestoso” come ha detto il De Giorgi, è a cinque navate,terminanti tutte con un’abside, con le due intermedie adibite ad ambulacri. La navata centrale, lunga 50 metri, dalla porta al coro, si slancia verso l’alto, essendo molto più larga e sovrastando di molto le navate laterali minori. Da questa, centrale, si accede ai deambulacri e da essi alle navate laterali per mezzo di tre grandi archi a sesto acuto, ribassato. Fasci di sette colonne polìstili dividono la nave centrale in tre campate, mentre il presbiterio e il coro absidale fanno parte a sé. Il vivo dei quattro angoli di ogni campata è smussato da fasci di tre colonne ciascuno. La colonna più sporgente del fascio di sette, di diametro maggiore delle altre, regge l’arco divisionale che poggia su dei capitelli molto belli; le seconde, prive di capitelli, sorreggono dei costoloni ornamentali; le altre due che seguono, sormontate da capitelli, reggono i costoloni che, innervandosi nella volta e congiungendosi nella chiave, ne producono la suddivisione a vele; le ultime due, aderenti alle pareti, reggono altri costoloni che seguono la linea esterna della parete. La quarta campata, corrispondente all’attuale presbiterio, costituiva l’abside della chiesa costruita da Raimondello ed era sopraelevata rispetto al restante piano della chiesa. Quattro colonne anulari, sormontate da capitelli, sorreggono i costoloni delle vele, mancando quelli ornamentali. Tutte queste superfici sono ricoperte dai cicli pittorici dei tantissimi affreschi.

Affreschi


L’interno è tutto una pinacoteca. Pareti, pilastri, archivolti e volte: affreschi dappertutto, i cui lavori, opera della committenza di Maria d’Enghien, proseguirono per tutta la prima metà del ’400. Per essi si veda in specifico, oltre a tutti gli altri che pure ne hanno trattato, il volume di mons. Antonaci, Gli Affreschi di Galatina, Milano, Maestri, 1966. Qui essi sono suddivisi nei seguenti cicli pittorici, prendendo come guida la loro collocazione, topica, partendo dall’ingresso centrale e procedendo verso l’abside: ciclo dell’Apocalisse, sulle pareti e sulla volta della prima campata; ciclo della Genesi, sulle pareti della seconda campata; ciclo ecclesiologico, sulla volta della seconda campata; ciclo cristologico, sulle pareti della terza campata; ciclo angelologico, sulla volta della terza campata; ciclo agiografico, soprattutto sulle pareti e sulla volta del presbiterio, ma anche altrove, sparso un po’ in tutta la chiesa; ciclo mariologico, soprattutto sulla volta e sulle pareti della navata minore destra ed anche, un po’, in tutta la chiesa. A questi cicli di affreschi, occorre aggiungere la rappresentazione delle Virtù (le quattro cardinali, le tre telogali più la Pazienza), tutte nelle vele della prima campata. E poi, inoltre, gli affreschi del coro e dell’abside, quelli dell’ambulacro destro e quelli della piccola abside sulla parete esterna della navata minore destra; e, infine, quelli dell’ambulacro sinistro e quelli della navata minore sinistra. In tutti questi affreschi si sente quasi un’eco della lezione francescana del Poverello d’Assisi: la storia dell’uomo intesa come storia dell’Amore di Dio. Per la vastità dei cicli pittorici di tali affreschi, la Basilica di Galatina è seconda solo alla Basilica di San Francesco d’Assisi.