l’icona del Pantokrator, vero e proprio gioiello della collezione del Museo Orsiniano, fu prodotta probabilmente in un atelier di Costantinopoli tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo.
Giunse a Galatina sul finire del XIV secolo: sarebbe stata donata da Raimondo Orsini del Balzo ai frati dimoranti nel convento annesso alla Basilica.
L’icona misura 34,8×15,6×1,3 cm, comprensiva di cornice metallica a formelle. Il pannello centrale mostra l’iconografia del Pantokrator benedicente. Ancora oggi stupisce la maestria dell’artista bizantino nel realizzare l’opera: in uno spazio estremamente ridotto, egli combina la tecnica del micromosaico in minuscole tessere di appena un millimetro di lato con la tecnica della pittura a cera, di cui si serve anche per sottolineare e dare risalto ad alcuni dettagli del volto. Le tesserine polimateriche, allettate su uno strato di cera d’api e pece greca steso sul supporto in legno di pioppo, sono di forme e dimensioni diverse: tessere di cera di varie forme sono pigmentate con la polvere d’ocra, l’azzurrite (per esempio, nella veste); tessere metalliche di rame dorato (di forma quadrata, triangolare, rettangolare) sono impiegate nello sfondo e per le lumeggiature; sono invece d’argento le tessere che compongono i due monogrammi di Cristo nella parte alta.
La cornice che racchiude l’immagine del Pantokrator è realizzata con due diverse tecniche di oreficeria: sbalzo e cloisonné. Le placchette a sbalzo sono decorate con un nodo intrecciato al centro e sono composte da una lega ternaria di rame, argento e oro; queste si alternano alle placchette in cloisonné con motivi fitomorfi e geometrici resi con barrette di rame e dorate con l’amalgama di mercurio.
Va aggiunta un’ulteriore riflessione che riguarda la tecnica utilizzata per realizzare le placchette in cloisonné, e non in filigrana come è stato finora scritto. La tecnica della filigrana, infatti, prevede l’uso di ‘fili’, mentre nell’icona di Galatina sono chiaramente impiegate barrette metalliche, a sezione prevalentemente quadrata o rettangolare e circolare a formare dei veri e propri cloisons che, peraltro, non sono vuoti, ma presentano tracce di finitura.
